Per effetto del D.Lgs. n. 273/2003 (che ha recepito la Direttiva n. 2002/38/CE), l’art. 7, DPR n. 633/72 stabilisce regole particolari per l’individuazione della territorialità ai fini IVA dei servizi di commercio elettronico diretto (c.d. “e-commerce”).
La Legge 28.1.2009 n.2, (conversione del DL 185/2008 decreto anti-crisi), recependo la Direttiva n. 2008/8/CE, proroga ulteriormente il termine ultimo di applicazione della disciplina IVA prevista per le operazioni di commercio elettronico diretto al 31.12.2009. (In origine, tale termine era fissato alla data del 31.12.2006. ed è stato più volte differito divenendo, la disciplina transitoria, applicabile sino alla data del 31.12.2008.)
Per commercio elettronico diretto si intendono le operazioni per le quali lo strumento informatico (Internet) è utilizzato non solo come mezzo di comunicazione, ma anche per trasmettere l’oggetto della cessione (software, informazioni, ecc.). Le operazioni così identificate sono considerate prestazioni di servizi.
Per quanto riguarda il commercio elettronico indiretto (la consegna del bene non è contesutale alla vendita ma avviene materialmente e in un momento successivo) risultano applicabili le regole previste per le vendite a distanza o per corrispondenza. | Il Dipartimento della Gioventù, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, indice un bando di concorso al fine di promuovere presso i giovani progetti finalizzati alla diffusione della cultura d’impresa e orientamento al lavoro autonomo, per favorire l’occupazione e creare una coscienza del “fare impresa” capace di rendere le idee dei giovani “business”.
I soggetti proponenti sono gli organismi privati senza scopo di lucro quali enti, associazioni e consorzi di associazioni, composti in maggioranza da studenti universitari, di età compresa tra i 18 ed i 30 anni, con un’esperienza pregressa in progetti rivolti a giovani.
E’ ulteriore requisito di ammissibilità del progetto la collaborazione e/o partenariato con Università italiane e/o loro Facoltà.
Sono ammissibili i seguenti costi:
• i costi del personale, ivi comprese le eventuali spese di viaggio e di soggiorno; • le spese per l’acquisto dei servizi e delle forniture necessari all’espletamento delle attività progettuali; • altri costi che derivano direttamente dalle esigenze di realizzazione del progetto quali, a titolo esemplificativo, diffusione di informazioni, realizzazione di materiale informativo, come brochure, pubblicazioni; • spese generali, nel limite del 10% del costo complessivo del progetto.
Il budget complessivo del bando, a valere sul Fondo delle Politiche giovanili, ammonta a 4.800.000 Euro. I singoli progetti possono essere finanziati al 100%, fino ad un massimo di 240.000 Euro.
Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 30 marzo 2009. | Presentata oggi da Meglena Kuneva, Commissario UE responsabile per i consumatori, nuova relazione sugli “Ostacoli al commercio elettronico”.
La relazione pubblicata oggi presenta un’analisi dettagliata delle tendenze attuali in materia di commercio elettronico nell’UE per prodotti più frequentemente acquistati e per tipo di ostacoli che incontrano i consumatori e le aziende negli scambi on line.
Gli ostacoli principali individuati riguardano sia aspetti pratici che normativi. Nella relazione vengono segnalati i problemi legati alla fiducia (pagamenti, consegne, reclami, garanzie, rimborso e privacy), i problemi logistici legati all’interoperabilità dei sistemi postali, le barriere linguistiche e le difficoltà di accesso legate alla disponibilità della banda larga. La relazione evidenzia anche l’esistenza di ostacoli normativi che agli occhi dei consumatori e delle aziende appaiono sempre meno giustificati: tra essi vi sono ad esempio il diritto del consumo, le regole in materia di IVA, le leggi sulla distribuzione selettiva, la tutela della proprietà intellettuale, il recepimento nazionale della normativa UE sullo smaltimento dei rifiuti.
Nonostante questi ostacoli ne ritardino lo sviluppo, gli acquisti on line sono sempre più popolari nell’UE.
I consumatori hanno tutto da guadagnare da Internet. Internet espande le dimensioni del mercato su cui operano e dà loro accesso a un numero maggiore di fornitori e a una maggiore scelta. Rende possibile confrontare i prodotti, i fornitori e i prezzi su una scala mai vista. L’uso di Internet per gli acquisti al dettaglio è destinato a diventare generalizzato. Già 150 milioni di consumatori acquistano on line, anche se soltanto 30 milioni fanno acquisti transfrontalieri on line. Dobbiamo far sì che l’adozione della piattaforma Internet non subisca inutili rallentamenti dovuti a una nostra incapacità di eliminare rilevanti barriere normative o di affrontare importanti questioni che minano la fiducia dei consumatori.
Tra il 2006 e il 2008 la quota di consumatori dell’UE che hanno acquistato almeno un articolo via Internet è passata da 27% a 33%. In alcuni stati come Francia, Regno Unito e Germania questa percentuale oltre al 50% per arrivare al 91% nei paesi nordici (Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda).
Il commercio elettronico funziona bene! Gli acquirenti sono in generale soddisfatti del commercio online. La soddisfazione dei consumatori in relazione allo shopping via internet e’ mediamente maggiore rispetto a quella relativa al commercio al dettaglio in generale. I consumatori sono particolarmente soddisfatti per la possibilità di confrontare i prezzi, per la più ampia gamma di offerte, per l’abbordabilità dei prodotti e la scelta dei fornitori mentre appaiono meno entusiasti su questioni quali la disponibilità di informazioni chiare sui prodotti, la pubblicità, la tutela della privacy, le questioni legate alla fiducia e alla possibilità di restituire i prodotti.
Tra i gruppi di prodotti acquistati con maggiore frequenza via internet vi sono quelli legati al turismo (viaggi e vacanze), quelli legati alla moda e all’abbigliamento, quelli informatici nonché quelli per lo svago e il tempo libero.
Soffrono ancora gli scambi transfrontalieri. Nonostante un terzo dei consumatori dichiari di fare acquisti on-line, solo il 7% effettua acquisti al di fuori dei propri confini nazionali.
Esiste una forte potenzialità per questi scambi e i dati raccolti lo confermano. Un terzo dei cittadini dell’UE contemplerebbe l’opportunità di acquistare un prodotto o un servizio da un altro Stato membro tramite Internet se fosse più a buon prezzo o di migliore qualità. Un terzo dei consumatori dell’UE si dichiara disposto ad acquistare beni e servizi in un’altra lingua. In un’Europa multiculturale vi è una domanda di una maggiore scelta e di una più ampia varietà di offerte rispetto a quanto possono offrire i negozi in loco o le marche mondiali.
La segmentazione geografica sembra essere l’ostacolo principale. La maggior parte dei merchants dispone ora di un sito web che i consumatori possono consultare ovunque. Tuttavia la maggior parte dei dettaglianti sembra operare in base al presupposto che il mercato interno sia compartimentato lungo linee nazionali. La gamma delle possibilità è enorme ma nella pratica i consumatori finiscono col vedersi rifiutare la vendita di un prodotto o sono rinviati al loro paese d’origine.
Questo aspetto è in fase di approfondimento e nel settembre 2009 il Commissario Kuneva presenterà i risultati di un’attività indipendente di “mystery shopping” volta ad identificare in che modo e in quali casi si impedisce ai consumatori di fare acquisti on line in qualsiasi parte dell’UE. | l’Istat ha diffuso i principali risultati della rilevazione sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nelle imprese con almeno 10 addetti attive nel settore dell’industria e dei servizi.
Fra i vari aspetti rilevati, anche il ricorso al commercio elettronico da èparte delle aziende italiane.
Gli acquisti on-line
Nel 2007, il 28,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha effettuato acquisti on-line; per il 58,4% di queste il valore degli acquisti effettuati attraverso il canale elettronico rappresenta meno dell’1,0% del valore totale degli acquisti.
Il ricorso agli acquisti on-line, tuttavia, risulta più frequente tra le imprese di maggiore dimensione (47,3%, contro il 26,6% registrato tra le unità di dimensioni più contenute).
Le vendite on-line
Nell’anno 2007, il 4,8% delle imprese con almeno 10 addetti ha effettuato vendite on-line per un valore complessivo del 2,87% del fatturato totale. Utilizzano di più il canale di vendita on-line le imprese con almeno 250 addetti (13,7%) rispetto a quelle con 10-99 addetti (4,7%).
Da notare come il 10,0% delle aziende con almeno 100 addetti fatturi il 73% per cento dell’intero valore delle vendite on-line.
La maggior parte delle imprese con almeno 10 addetti fattura on-line valori superiori all’1,0% del proprio fatturato, ma solo l’11,1 per cento fattura più della metà del valore complessivo delle vendite. Fra le attività economiche, si distinguono le percentuali elevate delle imprese appartenenti ai settori della fabbricazione di macchinari e apparecchiature meccaniche (30,3%), le poste e telecomunicazioni (82,5%) e le attività di informatica (35,9%) che fatturano on-line più del 50,0 per cento del valore delle loro vendite.
In termini di valori scambiati, non emerge un canale di vendita on-line nettamente predominante: il valore di queste transazioni si ripartisce sostanzialmente in misura pressoché analoga tra il sito web e il canale degli scambi automatizzati (più tipico negli scambi tra imprese). La scelta del canale di vendita, inoltre, appare legata più alla tipologia di prodotto o servizio offerto e alla tipologia di acquirente (impresa o altro): il settore industriale predilige lo scambio automatizzato (66,1 per cento del valore on-line), mentre quello dei servizi scambia attraverso il sito web circa il 56,0 per cento del valore del fatturato on-line (con percentuali che arrivano a oltre il 90,0 per cento nel caso del commercio al dettaglio, trasporti, poste e telecomunicazioni). | |
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