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ACQUISTO SOFTWARE E SITI E-COMMERCE La Camera di Commercio di Brescia stanzia 60.000,00 a favore delle aziende bresciane che investiranno in e-commerce dal 1.3.2007 al 31.12.2007
La Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Brescia, allo scopo di favorire lo sviluppo economico, sociale e produttivo della Provincia, stanzia un fondo di EURO 60.000,00 per contributi a favore delle imprese bresciane, appartenenti ai settori del commercio, turismo e servizi, per favorire l’innovazione tecnologica sostenendo gli investimenti effettuati per le spese di realizzazione di siti e-commerce e per l’acquisto di software per l’esercizio dell’attività e per la gestione dell’azienda.
AICEL si è già attivata per dare supporto ai Merchant Bresciani che decideranno di partecipare al Bando pertanto chi fosse interessato è invitato a mettersi in contatto con l’Associazione attraverso la mail dedicata Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo
Il Bando integrale è disponibile all’URL: http://www.bs.camcom.it/show.jsp?page=652103
A chi é rivolta l’iniziativa Alle imprese bresciane, singole e/o raggruppate in associazioni, e in associazioni temporanee di scopo (ATS), appartenenti ai settori commercio, turismo e servizi aventi sede e/o unità locale nella provincia di Brescia.
Finalità Favorire l’innovazione tecnologica sostenendo la realizzazione di siti c.d. e-commerce e l’acquisto di software.
Stanziamento 60.000,00 euro. Investimenti ammissibili realizzazione di siti e-commerce e l’acquisto di software specifico per l’esercizio dell’attività e per la gestione aziendale. Importante: le fatture devono essere datate dall’1.3.2007 al 31.12.2007 e la spesa minima ammissibile è di euro 2.500,00.
Entità del contributo Il contributo per ciascuna impresa è pari al 40% delle spese ammissibili al netto di IVA, e comunque sino ad un massimo di euro 2.000,00. | |
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 14 giugno 2007 (Supplemento ordinario n. 136) è in vigore il provvedimento del 25 Maggio 2007 dell’Agenzia delle Entrate che individua quali dati e le modalità per la comunicazione degli elenchi Clienti / Fornitori. (Il nuovo obbligo riguarda tutti i titolari di partita Iva)
L’adempimento è stato semplificato per i primi due anni (elenchi 2006 e 2007) di applicazione: nell’elenco clienti vanno i soli titolari di partita Iva, sia per i clienti che i fornitori non occorre indicare il codice fiscale in quanto è sufficiente la sola partita Iva.
Pertanto negli invii del prossimo 15 ottobre 2007 (per i contribuenti tenuti alle liquidazioni mensili) o del 15 Novembre (per coloro che hanno conseguito un volume d’affari che consente di optare per la liquidazione trimestrale) si trasmetteranno gli elenchi ‘semplificati”:
l’elenco clienti comprende i soli titolari di partita Iva sia per i clienti che per i fornitori è possibile indicare la sola partita Iva e non anche il codice fiscale non vanno comunicati i dati relativi a fatture (emesse o ricevute) di importo inferiore a 154,94 euro registrate cumulativamente, a fatture (emesse o ricevute) per le quali non è prevista la registrazione ai fini Iva, a fatture emesse annotate nel registro dei corrispettivi. A regime (elenchi del 2008) invece dovranno essere trasmessi - invio esclusivamente in via telematica, fissato al 29 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento - i seguenti dati:
codice fiscale e partita Iva del soggetto cui si riferisce l’elenco anno di riferimento codice fiscale ed eventuale partita Iva del cliente codice fiscale e partita Iva del soggetto da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini Iva per ciascun soggetto cliente o fornitore, l’importo complessivo delle operazioni effettuate nell’anno, distinto tra imponibili, non imponibili ed esenti, al netto delle relative note di variazione, e l’importo dell’imposta afferente l’importo complessivo delle eventuali note di variazione e dell’eventuale imposta afferente, relative ad annualità precedenti. Non devono invece essere indicate:
operazioni (cessioni e acquisti di beni e servizi) intracomunitarie importazioni esportazioni (tranne quelle “indirette”, ossia le operazioni effettuate nei confronti degli esportatori abituali). | BRUXELLES Il Parlamento chiede di aumentare la fiducia dei consumatori negli acquisti on line, con ad esempio campagne d’informazione, protezione dei dati nell’Internet banking e sistema di allerta rapido. E chiede che vengano definite un marchio di fiducia europeo e una Carta europea dei diritti degli utenti. Nell’approvare la relazione di Zuzana Roithová (PPE), il Parlamento sottolinea anzitutto che la fiducia dei consumatori e degli imprenditori europei nell’ambiente digitale “è bassa” e che per alcuni aspetti del commercio elettronico “l’Europa è in ritardo rispetto agli Stati Uniti e all’Asia”. I deputati, pertanto, invitano la Commissione a sostenere un quadro idoneo allo sviluppo del commercio elettronico, volto a rafforzare la fiducia dei consumatori, a creare un ambiente economico più favorevole, a migliorare la qualità della legislazione, a rafforzare i diritti dei consumatori e la posizione dei piccoli imprenditori sui mercati e a porre fine alla frammentazione del mercato interno nell’ambiente digitale. I deputati plaudono all’iniziativa della Commissione di rivedere e aggiornare la normativa comunitaria in materia di consumatori e, in particolare, la forte enfasi sul commercio elettronico. E invitano l’Esecutivo a concludere accordi di cooperazione per la protezione dei consumatori con paesi terzi (in particolare quelli dell’OCSE), ai fini di una migliore applicazione dei diritti dei consumatori nell’ambiente digitale.
Il Parlamento ritiene che una nuova strategia e-Confidence contribuirebbe ad accrescere la fiducia dei consumatori. In particolare mediante il finanziamento di campagne di istruzione e di informazione e di progetti di verifica pratica dei servizi online (come il “mystery shopping”), il sostegno a favore dei progetti educativi e informativi destinati a sensibilizzare le PMI sui loro obblighi connessi con la fornitura di beni e servizi, il rafforzamento degli strumenti tradizionali per la protezione dei consumatori per garantirne un impiego efficace anche nell’ambiente digitale e, inoltre, la rimozione di ostacoli che gravano sugli imprenditori operanti in ambito transfrontaliero nell’ambiente digitale (norme UE sulla fatturazione elettronica transfrontaliera).
Ma andrebbero anche promossi lo scambio delle migliori prassi nazionali, il coordinamento e il sostegno dei codici di autoregolamentazione europei, l’introduzione dell’obbligo di audit esterno su taluni tipi specifici di servizi elettronici al fine di proteggere i dati e le informazioni personali (ad esempio nel caso dell’Internet banking), nonché il sostegno a favore dell’impiego obbligatorio delle tecnologie più sicure per i pagamenti online, la creazione di un sistema europeo di allerta rapida per contrastare le attività fraudolente nell’ambiente digitale e, infine, il lancio di una campagna d’informazione europea sulla contraffazione dei medicinali venduti tramite Internet.
Un logo europeo. L’Aula invita la Commissione a valutare le possibilità di avviare la definizione relativa alle condizioni e a un logo per un marchio di fiducia europeo, al fine di garantire una maggiore sicurezza nel settore del commercio elettronico transfrontaliero. Dovrebbe anche garantire, a tale proposito, un quadro giuridico generale per i marchi di fiducia volontari, conformemente a quanto richiestole nella direttiva e-Commerce. In tale contesto, i deputati raccomandano che il sistema sia «poco oneroso», non entri in concorrenza con marchi di fiducia o di qualità esistenti e preveda la copertura di spese unicamente in caso di controversie.
Dovrebbe inoltre applicarsi il principio di autoregolamentazione secondo cui i commercianti utilizzano il marchio se dimostrano pubblicamente di aver fornito le informazioni obbligatorie entro un determinato periodo di tempo, di utilizzare i contratti raccomandati, di esaminare tempestivamente i reclami, di utilizzare sistemi alternativi di risoluzione delle controversie o di conformarsi ad altre norme europee. Il sistema dovrebbe infine prevedere sanzioni in caso di uso improprio.
I modi più efficaci di incoraggiare la fiducia dei consumatori sono i seguenti: sistemi settoriali specifici, fortemente appoggiati e controllati da un ente commerciale avente il sostegno delle piccole e medie imprese di tutto il settore; codici di condotta settoriali specifici per i fornitori di servizi; referenze indipendenti destinate ai consumatori pubblicate su siti Internet per aiutare i consumatori a scegliere. Occorre inoltre che la Commissione agevoli lo scambio delle migliori pratiche relative a sistemi del genere.
Il PE chiede che vengano estese le norme che disciplinano i contratti a distanza ai contratti conclusi tra i consumatori e gli operatori professionali nelle vendite all’asta on line, come pure ai contratti relativi ai servizi turistici (biglietti aerei, soggiorni in hotel, noleggio di veicoli, servizi per il tempo libero, ecc.) ordinati individualmente su Internet. Dovrebbe anche semplificare e standardizzare i requisiti concernenti le informazioni obbligatorie fornite dal venditore all’acquirente nel quadro del commercio elettronico e, in tale contesto, stabilire un ordine di priorità di tali informazioni definendo le informazioni obbligatorie essenziali.
Il Parlamento, infine, chiede la creazione di un sistema d’informazioni europeo e-consumer che offra a tutti i consumatori europei online una guida e informazioni dettagliate sui diritti e i doveri dei consumatori e delle imprese nell’ambiente digitale, e orientamenti pratici circa le possibilità di risoluzione alternativa delle controversie (ADR). La Commissione poi dovrebbe far sì che i consumatori siano efficacemente protetti dagli attacchi alla sicurezza e alla vita privata nell’ambiente digitale mediante misure sia regolamentari che tecniche. | | Attenzione alla nuova iniziativa del “Registro Italiano in Internet per le imprese”
Il Registro del ccTLD .it ha ricevuto numerose segnalazioni in merito all’iniziativa di un sedicente “Registro Italiano in Internet per le imprese” che, attraverso l’invio di lettere indirizzate agli assegnatari di nomi a dominio .it, chiede di “verificare la correttezza” di alcuni dati relativi ai nomi a dominio stessi.
Le lettere sono, in realtà, proposte di contratto per adesione per la fornitura di servizi a pagamento.
Nel dichiararsi estraneo all’iniziativa – che sarebbe da ricondurre alla società DAD Deutscher Adressdienst GMBH – il Registro del ccTLD .it informa di aver segnalato ai Maintainer l’accaduto, invitandoli a dare massima diffusione della notizia.
Negli anni scorsi il Registro del ccTLD .it aveva segnalato all’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato la presunta diffusione di messaggi ingannevoli da parte della medesima società, cui l’Autorità ha poi comminato sanzioni amministrative pecuniarie. I provvedimenti dell’Autorità sono consultabili sul sito http://www.agcm.it – sezione “pubblicita’ ingannevole e comparativa”. Il Registro segnalerà all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato i nuovi episodi. | Con Risoluzione 28 Maggio 2007 n. 119 l’Agenzia delle entrate ha fornito un chiarimento in materia di commercio elettronico.
In particolare l’amministrazione finanziaria ha precisato che l’utilizzo di due server ubicati in Italia per l’attività di commercio elettronico da parte di una società che ha la propria sede all’estero rappresenta una stabile organizzazione i cui corrispettivi devono essere quindi tassati in Italia.
La risoluzione precisa inoltre che affinché il server costituisca una stabile organizzazione è necessario che lo stesso permanga in un luogo specifico per un tempo indefinito e sia finalizzato alla commercializzazione dei prodotti offerti dall’azienda. | |
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